Dove non mi hai portato di Maria Grazia Calandrone

Maria Grazia Calandrone

Dove non mi hai portata (Einaudi 2022) di Maria Grazia Calandrone è senz’altro tra i libri italiani più interessanti e riusciti degli ultimi anni. Finalista al Premio Strega l’anno in cui è risultata vincitrice Ada D’Adamo con Come d’aria, Calandrone è giornalista e scrittrice, drammaturga e artista visiva, ma in questa opera di autofiction – genere ormai pressoché maggioritario nella produzione letteraria italiana contemporanea – è soprattutto la sua esperienza di figlia, abbandonata e poi adottata, ad essere ripensata e raccontata.

Addirittura, reinventata. Perché il faticoso lavoro di ricostruzione dell’autrice – che ripercorre gli snodi della storia che ha condotto i suoi genitori naturali ad abbandonarla a pochi mesi d’età all’ingresso di Villa Borghese – si nutre di indizi, di prove, di inferenze degne di un investigatore privato ma non retrocede di fronte alla necessità di inserire integrazioni ipotetiche e dettagli immaginari.

La ricostruzione riporta l’autrice alla terra di provenienza della madre Lucia, il Molise degli anni Sessanta, in cui la donna, sposa infelice e sottomessa, incontra Giuseppe, un capomastro forestiero e più anziano di lei, con il quale fugge a Milano. La loro situazione irregolare – l’adulterio è ancora un reato –, insieme alle difficoltà economiche dovute al miracolo economico già al tramonto, determinano uno stato di disperazione che sfocerà in una decisione tragica ma lucida, portata a compimento con una determinazione che l’autrice ha il coraggio di analizzare fin nei minimi dettagli, ricostruendo gli spostamenti della coppia e la pianificazione del piano che li condurrà a Roma. Lì, sulle sponde del fiume, la storia della figlia e dei genitori si separerà: loro alla morte, lei a una vita nuova, malgrado tutto.

Un libro dolente, coraggioso, ma non amaro e anzi pieno di comprensione, che mostra sul piano letterario come sia possibile fare i conti con la propria storia e, attraverso un estremo esercizio di comprensione, perdonare gli altri e donare a se stessi la libertà di vivere la propria vita.

Stefano